Roma, la mobilità che verrà dopo l' emergenza Covid-19

Quella del Coronavirus è una enorme sfida che ha chiamato a raccolta saperi, intelligenze e sensibilità diverse uniti come non mai per un obiettivo comune: trovare il modo, nuovo, di stare insieme.

Pubblichiamo volentieri alcuni brani dell'intervista a Vittorio Loreto, professore ordinario di fisica dei sistemi complessi all’università La Sapienza che, con il suo gruppo di lavoro, è al lavoro per studiare e sostenere la mobilità a Roma in questa delicata fase di ripartenza post Coronavirus.

Professor Loreto, come state procedendo?

“Per iniziare, raccogliamo dati. Ad esempio prendiamo le informazioni contenute in una banca dati che l’azienda Cuebiq, un’italiana ora diventata multinazionale, ci mette a disposizione. Sono tracce, raccolte a campione, degli spostamenti individuali giornalieri divisi per zone, fasce orarie o per destinazioni. Tracce che lasciamo con alcune app del nostro smartphone. Queste informazioni, raccolte ben inteso nel rispetto della privacy, cerchiamo di estenderle su una base più ampia, per ottenere un campione rappresentativo della popolazione. Così elaboriamo, rispetto ai flussi di mobilità, un indice che quantifica la possibilità di rispettare le distanze di sicurezza, tanto necessarie oggi”.

Obiettivo evitare gli assembramenti, dunque. Lo fate anche per il trasporto pubblico?

“E’ quello che, assieme ai miei collaboratori, Bernardo Monechi e Enrico Ubaldi della Sony Computer Science Laboratories, Bruno Campanelli, Claudio Chiappetta e Andrea Napoletano de La Sapienza, stiamo facendo. Prendiamo dati ed elaboriamo modelli sulla base dei quali possiamo generare scenari e fare previsioni. Le previsioni rappresentano una base quantitativa per accompagnare il processo decisionale di chi deve organizzare il servizio di trasporto pubblico, ad esempio per dimensionare l’offerta cercando di evitare criticità. L’obiettivo finale è doppio: migliorare il servizio e, allo stesso tempo, cercare di mettere l’utente nelle condizioni di sapere se, lungo il suo viaggio, ci sono rischi connessi al mancato rispetto delle distanze. E, in prospettiva, fornire la possibilità di scegliere in maniera consapevole uno spostamento più sicuro. E’ un cambio di paradigma quello verso cui dovremo tendere e che sarà un tema importantissimo nel prossimo futuro: magari meno velocità, ma più sicurezza”.

Quali sono le priorità di intervento per la mobilità sostenibile?

“Per interventi infrastrutturali servono tempi e risorse. Servirà certamente un intervento a livello delle infrastrutture per mettere insieme una banca dati completa e condivisa tra tutti gli attori. Nel concreto, sarà importante agire per incrementare le piste ciclabili, le corsie preferenziali, la micromobilità. Ma, anche, per avvicinare il servizio erogato da bus e metro a quello programmato. Il viaggiatore-utente ha bisogno di poter contare su un servizio affidabile. E poi ci sono i possibili scenari futuri. Ad esempio, assieme a Roma Servizi per la Mobilità, abbiamo presentato un progetto europeo che tende a ridisegnare gli ecosistemi della mobilità esplorando nuovi scenari. L’importante è mettere il trasporto pubblico nelle condizioni di assolvere ai suoi compiti: un servizio efficiente, sostenibile ed inclusivo, per tutti”.

Cosa state valutando in vista del 18 maggio, quando altre attività ripartiranno?

“Stiamo valutando e quantificando le diverse componenti di mobilità (ad esempio legate alle diverse attività professionali o alle diverse motivazioni della mobilità) e creando degli scenari che, a partire da com’era una tipica giornata pre-covid, escludano alcune componenti sulla base delle aspettative e dei decreti che saranno in vigore a partire dal 18 maggio”.

Fonte RomaMobilità

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