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Quando scadono i documenti di identità e di riconoscimento? Le modifiche previste dalla L. 35/2012

La legge n. 35 del 4 aprile 2012, che converte il D.L. n. 5/2012, modifica il regime delle scadenze dei documenti di identità e di riconoscimento.

Le nuove disposizioni prevedono che, dal 10 febbraio 2012, i documenti di identità e di riconoscimento vengano rilasciati o rinnovati con validità fino alla data, corrispondente al giorno e al mese di nascita del titolare, immediatamente successiva alla scadenza che sarebbe altrimenti prevista per tale documento.

La nuova regola facilita ai cittadini la memorizzazione delle scadenze dei documenti di identità e di riconoscimento in loro possesso.

I documenti di identità e di riconoscimento cui si applica la nuova normativa sono quelli previsti dal DPR 445/2000, art. 1 c. 1, lettere c-d-e ossia:

  1. Il documento di riconoscimento munito di fotografia che consenta l'identificazione del titolare. Viene rilasciato da una P.A. italiana o di altri stati su supporto cartaceo, magnetico;
  2. Il documento di identità, ossia la carta d'identità o altro documento munito di fotografia, rilasciato dall'Amministrazione competente italiana o estera con la finalità, prevalente, di dimostrare l'identità personale del titolare;
  3. Il documento di identità elettronico, è analogo alla carta di identità elettronica rilasciata dal Comune fino al compimento del quindicesimo anno d'età. 

Le tessere di riconoscimento rilasciate dalle amministrazioni dello Stato ai sensi del DPR 851/67, ai militari e loro familiari  hanno durata decennale.

I seguenti documenti, ai sensi dell'art 35 DPR 445/2000, sono equipollenti alla carta di identità:

  1. passaporto;
  2. patente di guida;
  3. patente nautica;
  4. libretto della pensione;
  5. porto d'armi;
  6. patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici;
  7. le tessere di riconoscimento rilasciate dalle amministrazioni dello Stato se munite di fotografia e timbro o altra segnatura equivalente.

 

Multe, aumento del 2,2% dal 1° gennaio 2019

Altro piccolo aggravio per gli automobilisti: dal 1° gennaio 2019 le multe aumenteranno del 2,2%.

Non si tratta di un nuovo balzello ma dell'aggiornamento biennale ISTAT dell'indice dei prezzi al consumo di operai e famiglie. Lo stesso dato viene utilizzato in automatico per l'affitto degli immobili.

Tutto ciò è previsto dall'Articolo195 del Codice della Strada che al comma 3 stabilisce quanto segue:

"La misura delle sanzioni amministrative pecuniarie è aggiornata ogni due anni in misura pari all'intera variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati verificatasi nei due anni precedenti".

Le multe si adeguano all'aumento dell'inflazione,

qualche esempio di aumento:

  1. uso del cellulare senza auricolare/vivavoce mentre si guida aumenta da 161 a 165 euro;
  2. Guidatore o passeggero senza cintura di sicurezza aumenta da 81 a 83
  3. divieto di sosta semplice sale da 41 a 42 euro;
  4. passaggio con semaforo rosso o mancato rispetto di stop o precedenza in orario diurno sale da 163 a 167
  5. le violazioni alle ZTL e alle corsie bus sale da 81 a 83;
  6. l'omessa revisione sale da 169 a 173 euro;
  7. mancanza di assicurazione auto sale da 849 a 869
  8. l'eccesso di velocità di non oltre 10 km/h rispetto al limite sale da 41 a 42 euro;
  9. l'eccesso di velocità fra 10 e 40 km/h oltre il limite sale da 169 a 173 euro;
  10. l'eccesso di velocità fra 40 e 60 km/h oltre il limite sale da 532 a 544 euro;
  11. l'eccesso di velocità di 60 km/h oltre il limite sale da 829 a 847 euro.
  12. Guida in stato di ebrezza alcolica (0,5 g/l-0,8 g/l) sale da 532 a 545
  13. Mancata comunicazione generalità di chi ha effettuato la violazione (per patente a punti) sale da 286 a 29

Per diventare ufficiale occorrerà in ogni caso attendere la pubblicazione del decreto ministeriale sulla Gazzetta Ufficiale previsto per la fine dell'anno 2018.

Come si calcola il Codice Fiscale per le persone fisiche.

Il Codice Fiscale è stato istituito, insieme all’anagrafe tributaria, con il DPR n. 605 del 29/9/1973 recante “Disposizioni relative all’anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti”

Ad ogni cittadino italiano l' Agenzia delle Entrate rilascia il proprio Codice Fiscale, per particolari situazioni può essere rilasciato anche al cittadino straniero.

Il codice fiscale serve ad identificare in modo univoco, ai fini fiscali, il soggetto residente sul territorio italiano.

L'algoritmo di calcolo del Codice Fiscale.

La modalità di calcolo del codice fiscale è contenuta nel Decreto del Ministero delle Finanze del 23/12/76 "Sistemi di codificazione dei soggetti da iscrivere all'anagrafe tributaria" che individua le modalità operative dell'algoritmo che produce il codice per le persone fisiche.

Il codice fiscale è un codice alfanumerico di 16 caratteri ed utilizza i seguenti dati anagrafici del soggetto:

  • il cognome (3 lettere);
  • il nome (3 lettere);
  • la data di nascita e il sesso (5 caratteri alfanumerici);
  • l’anno di nascita (2 cifre);
  • il mese di nascita (1 lettera);
  • il giorno di nascita e sesso (2 cifre) (per i soggetti di sesso femminile a tale cifra va sommato il numero 40);
  • il comune di nascita (4 caratteri alfanumerici, (per questa parte di codice viene utilizzato il codice catastale del comune di nascita);
  • il codice di controllo (1 lettera) calcolato sulla base dei dati precedenti con un particolare algoritmo.

In questo modo ogni persona ha un codice fiscale univoco.

In caso di coincidenza dei dati anagrafici che porti due persone all'attribuzione del medesimo CF (omocodia), l'Agenzia delle Entrate provvede a sostituire i caratteri numerici, partendo da quello più a destra, con delle lettere. In questo modo si possono ottenere fino a 128 C.F. differenti.

Può sembrare un numero alto, ma in realtà il numero degli 'omocodici' è notevolmente alto in quanto molti cittadini stranieri provengono da paesi nei quali l’anagrafe non gestisce il dato del giorno esatto della nascita.

Essendo il Codice Fiscale legato ai dati anagrafici di nome e cognome, in caso di variazione di uno di essi, bisogna aggiornare anche il proprio codice fiscale.

La codifica dei comuni di nascita e degli stati non tiene conto delle loro variazioni intervenute nel tempo, quindi, se un comune viene accorpato ad un altro limitrofo, i nati in quel comune manterranno nel proprio codice fiscale inalterato, anche se il codice del catasto non esiste più.

Pubblico Registro Unico dei veicoli dopo l'unificazione degli archivi PRA e Motorizzazione?

E' stato approvato, in Commissione V, un emendamento alla legge di Stabilità che prevede l'unificazione degli archivi dei veicoli attualmente gestiti dalla Motorizzazione civile e dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA)

Il provvedimento si inserisce nell'ambito delle misure di razionalizzazione e di revisione della spesa, di ridimensionamento delle strutture, di riduzione delle spese per beni e servizi, nonché di ottimizzazione dell'uso degli immobili tali da assicurare, anche nel bilancio di previsione, una riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni.

Ecco il testo "al fine di conseguire un risparmio di spesa a carico dell'amministrazione e degli utenti, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 400, e successive modificazioni, 2, della legge 23 agosto 1988, n. adotta misure volte all'unificazione in un unico archivio telematico nazionale dei dati concernenti la proprietà e le caratteristiche tecniche dei veicoli attualmente inseriti nel pubblico registro automobilistico e nell'archivio nazionale dei veicoli.

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti provvede all'adozione dei conseguenti provvedimenti attuativi e all'individuazione delle relative procedure."

L'aggregazione degli archivi informatici è senza dubbio funzionalmente positivo ai fini dello snellimento delle procedure, quanto ai risparmi per i cittadini, occorre però fare alcune considerazioni.

Quali risparmi con l'abolizione del PRA

Il costo di un passaggio di proprietà è spesso esagerato, sopratutto nel mercato dell'usato, perchè non è legato al valore del vaicolo ma all'elemento fiscale della potenza in KW.

Ma questo costo non è dovuto agli emolumenti che i cittadini pagano alla Motorizzazione o al PRA (che sono nell'ordine di 30 euro) bensì  al fatto che per ogni passaggio di proprietà bisogna pagare alla Provincia di competenza l'Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT)

Per fare un esempio, un'auto di media cilindrata della potenza fiscale di 100 Kw paga, mediamente 544 euro (SE NON CI SI RIVOLGE AD UNO STUDIO DI CONSULENZA) con questa ripartizione dedli importi:

  • 457 € alla Provincia competente per l'Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT);
  • 48 € allo Stato per Imposta di Bollo;
  • 27 € al PRA per emolumento;
  • 12 € alla Motorizzazione per emolumento.

E' chiaro quindi che l'unificazione degli archivi e l'eliminazione del PRA avrà un risparmio reale per il cittadino, solo se inciderà sui costi più alti e non solo con l'eliminazione del compenso del PRA.

Bisogna anche tener conto del fatto che, attualmente, il PRA non incide sul bilancio dello Stato il quanto si sostiene con i citati emolumenti, far transitare, con l'abolizione del PRA, i quasi 3000 dipendenti nel ruolo statale inciderà invece sensibilmente sulla spesa pubblica.

Ben vengano quindi le sburocratizzazioni ed i risparmi per i cittadini, ma attenzione ai falsi risparmi ed alle sbandierate propagandistiche.

I dati personali contenuti nel PRA sono soggetti alle norme sulla privacy?

Pubblico registro automobilistico e privacy, interviene il Garante

Ci si domanda spesso se è lecito che il PRA fornisca a chiunque, con una semplice visura, i dati personali contenuti nell'archivio del Pubblico Registro Automobilistico e se gli stessi siano soggetti alle norme relative alla privacy e richiedano, quindi, il consenso dell'interessato per la loro divulgazione.

Ricordiamo che il PRA è il registro giuridico della proprietà e viene alimentato, a richiesta dell'interessato (ad esempio, quando si acquista vende un veicolo).

Qualcuno si è però lamentato di aver ricevuto, attraverso il servizio postale e senza aver fornito alcun consenso al riguardo, comunicazioni ritenute di natura commerciale, recanti non solo il preavviso di imminente scadenza della revisione della propria autovettura, ma anche indicazioni relative ad officine presso cui eventualmente recarsi per effettuare le verifiche e le relative revisioni dei mezzi oppure l'invio di moduli da compilare per finalità di ricerca economico-sociale o statistica.

Di questo problema è stato investito il Garante per la Privacy che, con provvedimento n° 1709295 dell'11.03.2010 ha chiarito che le società del settore automobilistico, così come le officine che offrono servizi di revisione, possono usare, senza consenso, i dati del Pubblico Registro Automobilistico per inviare agli utenti comunicazioni di rilevante interesse pubblico, come la scadenza della revisione del veicolo, e questionari con finalità di ricerca.

Il preventivo consenso degli interessati è invece necessario per l’invio di informazioni pubblicitarie.

Il provvedimento del Garante conferma, quindi, che la fornitura dei dati sfugge alle regole sulla privacy, quando c'è un rilevante interesse pubblico a far conoscere le informazioni che contribuiscono a migliorare la sicurezza nella circolazione degli autoveicoli o favoriscono la tutela ambientale o, ancora, sono attinenti ad attività di ricerca economico-sociale o di statistica.

Quindi le società del settore automobilistico, comprese le officine autorizzate e le società private di ricerca e consulenza economico-sociale, possono utilizzare anche senza consenso, i dati personali ricavati dal Pra per inviare questionari o comunicazioni riguardanti l'avvertimento dell'imminente scadenza della revisione auto.

Non è possibile invece utilizzare i dati personali ricavati dal PRA per finalità commerciali o di marketing senza il preventivo consenso degli interessati perchè i dati contenuti nel P.R.A., per quanto pubblici, non sono suscettibili di utilizzo per scopi direttamente commerciali o pubblicitari, del tutto avulsi dall'interesse pubblico cui è ispirato il sistema.


Pubblico registro automobilistico e privacy - 11 marzo 2010

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

In data odierna, in presenza del prof. Francesco Pizzetti, presidente, del dott. Giuseppe Chiaravalloti, vice presidente, del dott. Mauro Paissan, componente, e del dott. Daniele De Paoli, segretario generale reggente;

VISTO il r.d.l. 15 marzo 1927, n. 436;
VISTO il r.d. 29 luglio 1927, n. 1814, che contiene le disposizioni di attuazione del r.d.l. n. 436/1927;
VISTA la legge 9 luglio 1990, n. 187;
VISTO il decreto del Ministero delle Finanze del 2 ottobre 1992, n. 514, emanato di concerto con il Ministero della Giustizia, per l'attuazione dell'art. 7 della legge 9 luglio 1990 n. 187;
VISTA la nota del Ministero delle Finanze del 2 luglio 1994;
VISTO il regolamento di accesso al sistema informativo centrale dell'ACI (emanato ai sensi dell'art. 23, comma 4 del citato d.m. 2 ottobre 1992, n. 514), approvato il 21 giugno 1995 e successivamente modificato ed integrato in data 19 giugno 2002;
VISTO il d.lg. 30 giugno 2003, n. 196, recante il Codice in materia di protezione dei dati personali;
VISTI gli atti d'ufficio;
VISTE le osservazioni formulate dal segretario generale reggente ai sensi dell'art. 15 del regolamento del Garante n.1/2000;

Relatore il dott. Giuseppe Chiaravalloti;

PREMESSO

1. Il Garante ha ricevuto varie segnalazioni con le quali alcuni proprietari di veicoli hanno paventato un illegittimo trattamento dei loro dati personali contenuti nel Pubblico Registro Automobilistico.

In particolare, i segnalanti hanno lamentato di aver ricevuto, attraverso il servizio postale e senza aver fornito alcun consenso al riguardo, numerose comunicazioni ritenute di natura commerciale, recanti non solo il preavviso di imminente scadenza del periodo di revisione delle loro autovetture, ma anche indicazioni relative ad officine presso cui eventualmente recarsi per effettuare le verifiche e le relative revisioni dei mezzi. In taluni casi, è stato lamentato anche l'invio di moduli da compilare per finalità di ricerca economico-sociale o statistica.

2. In ragione di ciò, l'Autorità ha avviato appositi accertamenti, inviando all'Automobil Club d'Italia (in prosieguo, A.c.i.) ed alle varie società coinvolte nella vicenda specifiche richieste di informazioni, volte a chiarire i presupposti giuridici e le modalità dei trattamenti di dati posti in essere; all'esito dell'istruttoria, è risultato che tali comunicazioni sono state per lo più inviate da società private operanti nel settore automobilistico, soprattutto da autofficine autorizzate che offrono servizi di revisioni di autovetture, nonché da società operanti nel settore dei servizi di ricerca e consulenza in campo automobilistico.

In particolare, è stato possibile appurare che dette società hanno acquisito i dati personali degli automobilisti direttamente dal Pubblico Registro Automobilistico, presentando apposita richiesta all' A.c.i., il quale, ai sensi dell'art. 22, comma 3 del decreto del Ministero delle Finanze 2 ottobre 1992, n. 514, avrebbe concesso loro la "fornitura dei dati" in base ad apposite convenzioni, che consentirebbero di utilizzare i dati anagrafici estratti dalla banca dati centrale del Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.) per i soli "compiti di istituto" delle società richiedenti.

3. Preliminarmente, al fine di valutare la legittimità di tali accessi alle informazioni contenute nel Pubblico Registro Automobilistico, è necessario ricostruire il quadro normativo di riferimento.

Il Pubblico Registro Automobilistico, istituito con r.d.l. 15 marzo 1927, n. 436, è nato per assicurare un regime di pubblicità legale con riguardo al trasferimento della proprietà e ai vincoli di privilegio costituiti sugli autoveicoli (art. 6, r.d.l. n. 436/1927).

La sua gestione è stata attribuita all'ACI, che ha natura di ente pubblico non economico.

L'art. 11, al comma 1, stabilisce che "presso ogni sede provinciale dell'ACI è istituito un Pubblico Registro Automobilistico, nel quale deve essere iscritto ogni autoveicolo che abbia ottenuto nella provincia la libera circolazione"; inoltre, il successivo comma 3 prevede che "chiunque ne faccia richiesta, osservate le modalità da determinarsi nelle norme di esecuzione del presente decreto, ha diritto di ottenere copia delle iscrizioni e delle annotazioni contenute nel Pubblico Registro o il certificato che non ve ne è alcuna".

In sintonia con tale disposizione, il r.d. 29 luglio 1927, n. 1814 (di attuazione del r.d.l. 15 marzo 1927, n. 436), contempla la possibilità per i funzionari del P.R.A. di rilasciare, su domanda, copie di iscrizioni, di annotazioni o di certificati negativi.

Successivamente, con legge 9 luglio 1990 n. 187, il P.R.A. è stato automatizzato e, con successivo Decreto del Ministero delle Finanze (n. 514 del 2 ottobre 1992), sono state determinate le modalità e le procedure "concernenti il funzionamento degli uffici del pubblico registro automobilistico, la tenuta degli archivi, la conservazione della documentazione prescritta, la elaborazione e fornitura dei dati e delle statistiche dei veicoli iscritti". In particolare, con specifico riferimento alla "fornitura" di dati, l'art. 22 di tale decreto ha stabilito che l'A.C.I., tramite il Sistema informativo centrale:

    1) permette la conoscenza dei dati relativi allo stato giuridico attuale di un veicolo, "a fronte di richieste su base reale presentate da chiunque";

    2) può fornire (gratuitamente) i dati contenuti nel registro del P.R.A. "agli organi costituzionali, giurisdizionali, di polizia e militari, nonché alle amministrazioni centrali o periferiche dello Stato";

    3) può fornire "dati e statistiche", oltre che all'ISTAT, "a categorie di soggetti per i quali il Ministero delle Finanze riconosca la sussistenza di un interesse rilevante alla loro cognizione. In tale ultimo caso l'ACI procede alla fornitura dei dati e statistiche in base ad apposita convenzione".

Proprio in ragione di tale disposizione, l'A.c.i., con richiesta del 2 giugno 1993, ha sottoposto al vaglio del Ministero delle Finanze un elenco di categorie di utenti, chiedendo di verificare se per essi sussistessero le condizioni per accedere ai dati ed alle statistiche in questione.

Con nota del 2 luglio 1994, il Ministero, dichiarando di non avere "nulla da osservare circa la fornitura di dati e statistiche di cui al cennato elenco", ha implicitamente legittimato anche le società del settore automobilistico e le società private di ricerca e consulenza economiche-sociali (espressamente menzionate in detto elenco) a ricevere i dati contenuti nel pubblico registro, riconoscendo riguardo ad esse la sussistenza del rilevante interesse pubblico alla cognizione richiesto dall'art. 22 del decreto ministeriale n. 514/1992.

Successivamente, le medesime categorie di soggetti sono state ricomprese anche nel "Regolamento per l'accesso al sistema informativo centrale dell'ACI" (emanato ai sensi dell'art. 23, comma 4 del citato d.m. 2 ottobre 1992, n. 514), approvato dall'Ente il 21 giugno 1995 e poi modificato ed integrato il 19 giugno 2002, anche al dichiarato fine di adeguarne il contenuto alla legge n. 675/1996, medio tempore entrata in vigore. In particolare nel predetto regolamento è stato ribadito che, "valutati in ogni caso i motivi di interesse pubblico e tenuto conto, in caso di collegamento telematico, della disponibilità di collegamenti al momento della concessione", sono ammesse a fruire del servizio di fornitura di dati e statistiche ex art. 22, 3° comma del d.m. delle Finanze 514/92 anche "le società costruttrici di veicoli e, in genere, società del settore automobilistico" (art. 3, lett. d), nonché "società private di ricerche e consulenze economico-sociali" (art. 3, lett. h).

4. Con particolare riferimento, infine, alla disciplina in materia di protezione dei dati, occorre rammentare che il Codice, per il trattamento delle informazioni presenti nei pubblici registri (tra cui il P.R.A.) non richiede il consenso degli interessati (art. 24, comma 1, lett. c); inoltre, in relazione all'eventuale comunicazione dei dati del P.R.A. a privati o a enti pubblici economici, trovano applicazione, rispettivamente, l'art. 19 comma 3 (ove di tratti di dati ordinari) e l'art. 21 del Codice (in caso di dati giudiziari).

In ogni caso, resta salva l'applicazione delle "regole generali per il trattamento dei dati personali" (artt. 11 ss. del Codice) e, in particolare, del principio di finalità, in forza del quale i dati personali, "raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi", possono essere "utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi" (art. 11, comma 1, lett. b) del Codice).

5. Alla luce del quadro normativo sostanziale sopra ricostruito, deve ritenersi che le norme di rango primario e secondario che regolano il funzionamento del P.R.A. e dell'A.c.i. siano in grado di disciplinare adeguatamente anche la comunicazione dei dati conservati nel P.R.A. ai soggetti privati.

A ciò aggiungasi che il Ministero delle Finanze, con la nota del 2 luglio 1994, ha valutato la sussistenza di un interesse rilevante a conoscere tali informazioni per le società operanti nel settore automobilistico –tra le quali vanno ricomprese anche quelle che offrono servizi di revisione delle autovetture- e per le società che effettuano servizi di ricerca e consulenza in campo automobilistico; tali società, poi, in virtù di un'espressa previsione contenuta nel citato "Regolamento per l'accesso al Sistema informativo centrale dell'ACI", sono state ricomprese tra i soggetti cui è consentito "l'accesso al servizio, avente ad oggetto la fornitura di dati e statistiche ex art. 22, 3 comma, del d.m. delle Finanze 514/92" (art. 3).

Però, alla luce dei principi posti dall'art. 11 del Codice e, segnatamente, di quello sulla "compatibilità" delle operazioni di trattamento con gli scopi che hanno determinato l'originaria raccolta dei dati, il trattamento di tali informazioni da parte delle suddette società può ritenersi lecito solo qualora si esplichi nell'invio di comunicazioni di particolare interesse per gli utenti (quale, ad esempio, l'avviso di prossima scadenza del periodo di revisione delle autovetture e l'eventuale indicazione di officine autorizzate a compiere l'attività di revisione), oppure nell'invio di moduli da compilare per finalità di ricerca economico-sociale o statistica, trattandosi di operazioni in grado di favorire la realizzazione di fondamentali "interessi generali dell'automobilismo italiano", migliorando la sicurezza nella circolazione degli autoveicoli e "la diffusione di una cultura dell'auto in linea con i principi della tutela ambientale" (cfr. artt. 1 e 4 dello Statuto A.c.i.).

Ne deriva che, le società del settore automobilistico e le società private di ricerche e consulenze economico-sociali, senza il consenso degli interessati, possono utilizzare i dati personali provenienti dal Pubblico Registro Automobilistico per inviare comunicazioni di particolare interesse per gli utenti, ivi comprese quelle concernenti l'imminente scadenza delle revisioni auto, nonché i moduli relativi ad attività di ricerca economico-sociale o statistica, ai sensi dell'art. 24, comma 1, lett. c) del Codice.

Al contrario, la compatibilità delle operazioni viene meno -e, quindi, il trattamento dei dati acquisiti presso il P.R.A. deve ritenersi illecito- tutte le volte in cui, per mere finalità di marketing, in tali comunicazioni vengano inserite informazioni di natura commerciale (ad esempio, possibili offerte su pezzi di ricambio o su accessori in vendita presso i centri di revisione), per la cui ricezione i singoli interessati non abbiano rilasciato uno specifico consenso. Infatti, i dati contenuti nel P.R.A., per quanto pubblici, non sono suscettibili di utilizzo per scopi direttamente commerciali o pubblicitari, perché del tutto avulsi dall'interesse pubblico cui è ispirato il sistema.

TUTTO CIO' PREMESSO IL GARANTE

    - dichiara legittimo l'utilizzo, senza il consenso degli interessati, dei dati personali provenienti dal Pubblico Registro Automobilistico, ove effettuato dalle società del settore automobilistico e dalle società private di ricerche e consulenze economico-sociali per inviare comunicazioni di particolare interesse per gli utenti, ivi comprese quelle concernenti l'imminente scadenza delle revisioni auto e quelle relative ad attività di ricerca economico-sociale o statistica;

    - vieta, ai sensi del combinato disposto degli artt. 144 e  154, comma 1, lett. d) del Codice, alle società del settore automobilistico ed alle società private di ricerche e consulenze economico-sociali di trattare ulteriormente i dati personali acquisiti presso il Pubblico Registro Automobilistico per finalità di comunicazione commerciale e per l'invio di materiale pubblicitario, in assenza di consenso dell'interessato.

Roma, 11 marzo 2010

IL PRESIDENTE
PIZZETTI

IL RELATORE
CHIARAVALLOTI

IL SEGRETARIO GENERALE REGGENTE
DE PAOLI
(fonte www.garanteprivacy.it)

 

ACI, la tecnologia per scovare gli evasori RC Auto.

L' ACI ( Automobile Club d'Italia ) rilancia il proprio ruolo di tutela dei cittadini automobilisti.

In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, il presidente dell'ACI Angelo Sticchi Damiani tocca vari punti importanti per gli automobilisti ai fini della sburocratizzazione e semplificazione delle pratiche automobilistiche e della sicurezza della circolazione.

Le frodi e l’evasione della RC Auto.

I dati dell'ANIA dicono che mediamente, in Italia l' RC auto costa 231 euro di più che nel resto d’Europa.

Le cause di questa differenza sono principalmente le frodi e, sopratutto, l'evasione: ci sono quattro milioni di veicoli che viaggiano senza polizza ossia l’8% del parco auto circolante.

Occorre intervenire prontamente grazie alla tecnologia che ci sonsente di incrociare i dati dell'archivio nazionale integrato con l'ANIA e con quelli delle telecamere delle ZTL cittadine, delle barriere autostradali, degli Autovelox ed in generale dei sistemi di relevazione dei transiti per scovare gli evasori.

Gli archivi automobilistici, Motorizzazione e PRA.

La circolazione e la proprietà dei veicoli sono collegati a due diversi archivi quello della Motorizzazione e quello del PRA che rilasciano due documenti differenti: il certificato di proprietà e la carta di circolazione.

Il Pra garantisce la proprietà giuridica del veicolo, quello della Motorizzazione è invece un archivio di dati tecnici ed omologativi.

Per evitare duplicazioni di funzioni, sia pure su fasce marginali, occorre razionalizzare il servizio.

Un esempio potrebbe essere quello di trasferire all’Aci le attività amministrative che la Motorizzazione dà all’esterno. Potrebbero venir svolte gratuitamente dall'ACI, senza togliere gli emolumenti alla Motorizzazione e senza aprire problemi occupazionali.

Ben venga anche il documento unico dell'auto. Il PRA negli anni passati ha fatto investimenti tecnologici notevoli per dare un buon servizio agli automobilisti.

Il costo del passaggio di proprietà.

Il costo delle pratiche automobilistiche in Italia è elevato, ma ciò non è dovuto né al Pra, che incide per il 7% del costo, né alla Motorizzazione.

Il problema italiano dell'alto costo delle pratiche auto è fiscale ed è il pagamento dell' IPT ( Imposta Provinciale di Trascrizione ), l'imposta che bisogna pagare alla Provincia competente per ogni trascrizione in base ai KW di potenza dell'auto e che parte da un minimo di 150 €.

Costo dell'auto deterrente allo sviluppo del mercato.

Il costo dell’auto è sempre meno sostenibile.

Gli automobilisti sono considerati dei bancomat, tutto aumenta: carburanti, autostrade, assicurazioni, pedaggi autostradali.

Questi ultimi proprio dal 1° gennaio sono rincarati del 3,9% ed anche se il ministro dei trasporti propone lo sconto del 20% per i pendolari che percorrano regolarmente, al massimo 50 km, per l'ACI bisogna fare di più, cioè anche rivedere con urgenza il sistema tariffario in quanto gli aumenti scattano perché sono previsti dalle convenzioni a compensazione del calo degli utenti.

Alla fine gli aumenti scoraggiano l’uso dell’auto: è un circolo vizioso che deve essere spezzato.

Vallelunga e la sicurezza stradale.

L'autodromo Piero Taruffi di Vallelunga con la struttura formative del Centro di Guida Sicura ACI-SARA, l’area off road e il Centro Congressi dell’impianto alle porte della Capitale sono un polo importante per l'Automobile Club d’Italia per la sicurezza stradale e lo sport automobilistico.

Il complesso, di recente presentato ad  una delegazione della Commissione Trasporti della Camera dei Deputat rappresentai, per il  know how e le strutture formative, un centro importante di sperimentazione delle iniziative di legge per una mobilità più responsabile e consapevole.

Multe notificate al vecchio indirizzo.

Il problema sorge quando, a seguito di violazione del codice della strada, la sanzione amministrativa viene notificata al vecchio indirizzo del titolare.

Se l'intestatario di un veicolo ha provveduto alla tempestiva comunicazione della variazione anagrafica indicando i veicoli in possesso al momento del cambio di residenza, e l’Amministrazione non abbia proceduto all’aggiornamento dei relativi archivi, la notifica della contestazione effettuata al precedente indirizzo del contravventore risultante dagli archivi non aggiornati non può ritenersi correttamente eseguita, non potendo il ritardo dell’Amministrazione nell’aggiornare i propri dati produrre effetti negativi nella sfera giuridica del cittadino che aveva diligentemente segnalato i propri veicoli.

(Cass. Civ., Sez. II, 18 gennaio 2010, n. 653 - declaratoria di illegittimità costituzionale del primo comma dell’art. 201 CdS)

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